Rwanda

Il 2005 segna l’avvio concreto di un nuovo e proficuo legame con le donne africane. La scelta della Fondazione cade sul Rwanda, un Paese martoriato dalla guerra civile e da un genocidio che sembrano aver compromesso ogni speranza di futuro. Il sistema produttivo e infrastrutturale è sprofondato in una situazione di totale abbandono e la società esce fragile e traumatizzata dalle violenze della guerra civile. Donne e bambini si sono improvvisamente ritrovati a capo di intere famiglie e il settore agricolo ha perso la quasi totalità della sua forza lavoro. In questa situazione drammatica, la Fondazione decide di esserci dando fiducia, sostegno e know how alle donne, unica e vitale risorsa per la rinascita del Paese. Il Progetto messo a punto focalizza il suo intervento nella regione di Kabuye e intende favorire la formazione professionale e lo sviluppo imprenditoriale attraverso progetti di microcredito che portino alla realizzazione di un’economia auto-sostenibile e integrata nel sistema economico regionale e internazionale. Nel 2007, la Presidente Lella Golfo si reca a Kigali, la capitale, dove l’aspettano incontri decisivi: il vicesindaco Jeanne Gakuba, la Presidente dell’Associazione Donne Africane Monica MukaByigero, la Presidente del Forum della donne, la parlamentare Claire Kayirangwa. Ma soprattutto incontra le donne di Kigali che le raccontano di un Paese con una storia di sofferenza e povertà ma che vuole voltare pagina e risolvere i problemi sociali ed economici. Un Paese che ha in sé energie, creatività e voglia di ricominciare ma che manca dei mezzi per costruire un progresso duraturo. Nel villaggio di Kabuye, si concentra il corso di formazione di micro-imprenditoria femminile della Fondazione che dà alle donne la possibilità di formarsi e produrre beni del mondo rurale. Nel 2008 si vedono già i primi frutti. Con i fondi nel frattempo raccolti dalla Fondazione, viene realizzato un modello di sviluppo sostenibile dei villaggi rurali incentrato su mini imprese agricole per allevamento di suini. Nello stesso tempo, nascono i primi manufatti artigianali, approdati in Italia dove hanno riscosso grande successo. Traguardi importanti per le donne rwandesi, i primi passi di un cammino attraverso il quale intendono costruire un futuro di stabilità e benessere per i loro figli e per il Paese. Il 2006 vede inoltre aprirsi altri fronti d’intervento: Palestina, Capo Verde, due realtà che rientrano nella fascia dei Paesi più poveri e dove la Fondazione avvia  progetti finalizzati a creare sviluppo e a migliorare le condizione socio-economiche delle donne. L’iniziativa di Capo Verde intende far leva sul boom turistico delle Isole per promuovere, attraverso una stretta sinergia tra le donne emigrate in Italia e quelle rimaste, una valorizzazione dell’artigianato locale. A tale scopo le risorse femminili sono impegnate in percorsi di formazione per la creazione, realizzazione e commercializzazione di manufatti tipici delle Isole.

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